Salvador Dalí e la sua casa a Portlligat

è nato prima l'uovo o la gallina!
Salvador Dalí e la sua casa a Portlligat

Salvador Dalí, pittore, scultore, cineasta, scrittore e, chi più ne ha più ne metta, era, in poche parole, un’artista a tutto tondo. Non solo, si dice avesse un fiuto non da poco per gli affari e sapeva bene come aumentare i propri introiti. Per esempio: faceva un quadro e lo vendeva, che ne so, a 10.000 euro. Quei soldi li riutilizzava per comprarsi delle buone materie prime per realizzare una scultura che poi vendeva al doppio del valore del quadro, a 20.000 euro. Il guadagno ottenuto lo spendeva per acquistare dell’oro il quale trasformava in un gioiello dal design ricercato e, vendendolo, ci guadagnava il triplo. E così via. Alla fine della fiera era un business man, per di più bravo. Si faceva aiutare da Gala, sua dolce metà e musa ispiratrice la quale, cogliendo appieno le potenzialità del genio in questione, non se lo lasciò scappare. Erano anche molto innamorati i due. Inoltre ricchi. Il loro nido d’amore si trova a Portlligat, un minuscolo villaggio della Costa Brava (15 minuti camminando dal pittoresco paesino di Cadaques e a due orette in macchina da Barcellona). Si tratta di una casa spettacolare come lo è la sua storia.

Tutto cominciò con queste parole: “Non posso dipingere in nessun altro luogo. Devo stare a Portlligat, vedere i marinai, il colore degli ulivi e del pane, sentire la pace, il paesaggio, con la sua devozione e pietà interne.”

Fu così che decise di trasferirsi in una piccola baracca in riva al mare – a Portlligat appunto – regalo di una vedova del posto. Poi acquistò anche quella affianco, poi la successiva, poi quella dietro e così via. Buttò giù i muri che non servivano, unì le case tra loro con corridoi, mai nessuna porta, ambienti aperti e scale qua e là. Voleva dare spazio all’arte, avere uno studio come Dio comanda, vedere il mare mentre muoveva armoniosamente il suo pennello, dare una degna dimora alla sua amata Gala e ricevere gli ospiti facendosi invidiare. Detto fatto! Il risultato è una casa mozzafiato. Le pareti parlano da sole. C’è un orso che ti da il benvenuto non appena apri la porta d’entrata, ci sono le stelle marine appese alle pareti in cucina, tre cigni con le ali semi spiegate che albergano in cima alla biblioteca, una sala ovale in cui Gala amava perdersi tra le righe dei suoi libri, divani a forma di labbra, gabbie per i grilli, lo studio di Dalí con i suoi ultimi due quadri originali e incompiuti. Ci sono tante cose insomma e non solo quelle elencate.

Voi come passereste le vostre giornate in una casa così? Io per esempio farei finta di dar da mangiare ai cigni e accarezzerei l’orso. Dalí invece, siccome era più astuto di me, faceva questo: “Mi alzo molto presto e, dopo aver fatto colazione mi metto subito a lavorare. Verso mezzogiorno faccio una piccola pausa per andare a nuotare 10 minuti. Dopo pranzo normalmente mi rimetto a lavorare, perchè devo sfruttare il tempo, e a partire dalle 19.30 ricevo le persone che vengono fin qui per vedermi”.

Mica male no?

Dalí visse in questo luogo fino alla morte della sua amata. Dopo il triste avvenimento decise che era giunta l’ora di lasciare la dimora e cercare un altro riparo. Da allora, non solo non mise più piede a Portlligat ma non prese nemmeno più in mano un pennello.

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Ed ecco alcune foto. Con didascalie.

 

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